sabato 28 gennaio 2012

Diete dimagranti

Se si parla di diete dimagranti, esistono innumerevoli alternative, più o meno sane, tra le quali si può scegliere.
Il mercato delle diete ha creato un vero e proprio business volto più al guadagno che all'interesse del paziente.
Dimagrire può diventare, in certi casi, uno di quei pensieri per il quale si proverebbe di tutto pur di avere successo ed è proprio su questi casi che il business fa la sua leva.
Ecco allora nascere le mode alimentari, che spaziano dalle diete iperproteiche ai centri di dimagrimento, passando per le famose intolleranze alimentari e così via.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, non si ha neanche la cognizione di essere entrati in un circuito al limite della truffa, sia perché mancano le conoscenze per accorgersene, sia perché sempre più spesso chi propone i metodi miracolosi purtroppo rappresenta figure che dovrebbero ispirare fiducia e professionalità.

Il nostro organismo è una macchina delicata, lungi dall'essere perfetta e va trattata con il dovuto rispetto.
Diete iperproteiche, o diete chetogeniche che riducono al minimo l'apporto di carboidrati possono portare ad un rapido dimagrimento, ma presentano un conto troppo salato da pagare, ossia la salute di fegato e reni.
Non esistono neanche pasticche miracolose. Purtroppo esistono ancora diversi medici, probabilmente di vecchia scuola, che continuano a prescrivere farmaci dimagranti. Si dimagrisce, ma bisogna essere perfettamente consci del fatto che si stanno assumendo simil-anfetamine o farmaci anoressizzanti.
Perché non puntare allora su centri che propongono piani alimentari basati su integratori alimentari o cibi da loro proposti? Semplicemente perché questi espedienti servono solo ad integrare il portafogli di questi signori.
Non c'è bisogno di ricorrere ad alcun cibo speciale per dimagrire, così come non si può attribuire a delle fantomatiche intolleranze l'eccesso di peso. Essere intolleranti significa non riuscire ad assimilare, sarebbe come credere di poter fare più strada bucando il serbatoio della propria macchina.

L'unica strategia sicura (nel senso di non dannosa alla salute) per affrontare ad un dimagrimento, consiste nel ricorrere ad una dieta bilanciata leggermente ipocalorica.
Questa non ha niente a che vedere con le diete come venivano comunemente intese fino a troppo pochi anni fa, non comportano un esagerata privazione di cibo e sopratutto non comportano il patimento della fame.
Molto spesso chi affronta una dieta dimagrante disegnata ad hoc sulla propria persona, non si accorge neanche di essere a dieta. C'è chi ha addirittura l'impressione di mangiare più di prima.
Ciò ovviamente non vuol dire che non ci siano sacrifici da fare. Nulla si ottiene senza un minimo di impegno. Questo consiste essenzialmente nell'essere disposti a cambiare le proprie abitudini, per quanto radicate esse siano.
Sembra una stupidaggine, ma non è una cosa da poco. Smettere di fare qualcosa che siamo abiutuati a fare (e che quindi ci piace fare) può essere anche più difficoltoso del patire la fame, ma solitamente lo sforzo è solo iniziale. Una volta acquisite nuove abitudini, più sane, queste verranno mantenute senza più fatica.
Ecco allora che la dieta dimagrante potrà avere un significato e non porterà a risultati temporanei che svaniscono non appena si smette di "stare attenti".
Solo un risultato duraturo potrà essere definito un vero successo.

sabato 15 ottobre 2011

38° Convegno sul verdicchio dei castelli di Jesi

Sono stato invitato a parlare come relatore a questo congresso, per parlare degli effetti positivi che un consumo moderato di vino ha sulla salute.
In verità, l'argomento è ancora molto controverso, perchè sebbene esistano in letteratura diversi articoli che accertino gli effetti benefici di diversi composti presenti nei vini, sono in molti quelli che dubitano per la loro reale efficacia.
Inserire in un contesto un composto specifico non vuol necessariamente dire che questo abbia gli stessi effetti che può avere a concentrazioni elevate.
Ad ogni modo, le evidenze sembrano esserci e ho deciso di preparare una presentazione dal titolo " Vino ed effetti sulla salute: i motivi e le basi scientifiche per non far mai mancare un bicchiere di buon vino sulla nostra tavola".
Speriamo che i termini biochimici non siano troppo tediosi e che tutti coloro che interverranno possano divertirsi

sabato 24 settembre 2011

Le scorciatoie

...non esistono.
Ho notato che ormai da un po' di anni abbiamo iniziato a mutuare la filosofia del tutto e subito.
L'ossessione dei risultati a breve termine non è mai positiva, soprattutto se di mezzo c'è il nostro organismo.
Diete chetogeniche, atkins, iperproteiche, metaboliche, etc. possono essere applicate in determinati e specifici contesti, ma nella maggior parte dei casi, l'unica soluzione che non mette a rischio la salute è una dieta equilibrata, leggermente iperproteica.
Il dimagrimento "fisiologico", non prevede la perdita di 10-20 chili al mese, in genere si assesta tra i 2 e i 4 chili al mese, ovvero 0,5/1 chilo a settimana.
Chi non si accontenta di questi risultati, oltre ad ignorare il fatto che i chili persi velocemente sono quelli che poi si riacquistano (con gli interessi) altrettanto velocemente, di solito tende anche a cercare le classiche scorciatoie.
Ringraziamo il cielo che almeno le anfetamine non vanno più di moda.
In realtà basta poco, ovvero la volontà di ottenere un risultato ed i sacrifici non sono neanche eccessivi.
Uno schema bilanciato non prevede la totale esclusione di cene fuori, dolci o pasti gratificanti, l'importante è che questi "eccessi" non diventino una quotidianeità.

lunedì 12 settembre 2011

Un congresso interessante

Post più che altro utile ai colleghi, per via degli argomenti trattati e dei crediti ECM, ma dato che in Ancona congressi del genere sono piuttosto rari, metterlo non fa sicuramente male..

Congresso Nutrizione Univpm

martedì 2 agosto 2011

Idratazione e mesi estivi

Mi scuso per la lunga assenza dal blog, dovuta a motivi lavorativi che mi han tenuto impegnato altrove.
Approfittando del periodo estivo in cui ci troviamo, ho pensato di accennare ad un argomento tanto scontato quanto sottovalutato, ovvero l'idratazione.
In un vecchio post avevo già parlato dell'esistenza di diversi tipi di acqua, che potrebbero rivelarsi utili in diverse condizioni (uso il condizionale perchè a volte la pubblicità tende ad esagerare i benefici di tali acque), qui invece vorrei solamente trattare non della qualità, ma della quantità.

La parte scontata dell'argomento è che i due litri d'acqua da assumere con bevande ed alimentazione sono ormai noti a tutti; la parte sottovalutata è che quasi mai questo accorgimento viene rispettato.

Il primo caso che mi viene in mente è quello degli anziani, in assoluto i soggetti a più alto rischio di disidratazione.
Con l'avanzare dell'età, lo stimolo della sete si avverte sempre di meno, ecco perchè molti anziani rischiano di ritrovarsi disidratati senza neanche rendersene conto ed ecco perchè, per idratarli, spessissimo occorre ricorrere a delle flebo.
L'anziano, se vive in casa, va stimolato a bere, perchè restio a farlo e questa cosa è tanto più importante quanto più la temperatura esterna si fa alta.

Casi più lievi di disidratazione si potrebbero invece avere in riva al mare, o in tutti quei casi in cui la sudorazione aumenta particolarmente.
Molti sportivi, anche amatoriali, hanno preso la buona abitudine di portarsi una bottiglietta d'acqua in palestra, da sorseggiare periodicamente durante e dopo l'allenamento, per mantenere ottimale la loro idratazione.

Dal punto di vista estetico, infine, bere tanto aiuta a prevenire (per usare un linguaggio da televisione) "quei fastidiosi inestetismi cutanei, quali cellulite e pelle a buccia d'arancia".

Ovvio che si tratta di un accorgimento base, non di una cura. Però mi viene in mente uno dei classici detti della nonna, sul quale anche un professore dell'università di medicina poneva spesso l'accento, ovvero:
"L'acqua è il miglior mucolitico esistente in natura".
Questo cosa vuol dire?
Se avete un raffreddore bevete molto, è sicuro che vi aiuterà!

venerdì 22 aprile 2011

Intervista

Un'ulteriore servizio preparato dalla mia amica e giornalista Sara.

Intervista

lunedì 4 aprile 2011

Il buon nutrizionista..

Iniziare a seguire un piano nutrizionale, o per metterla in termini più semplici seguire una dieta, è una cosa che comporta anche un certo impegno psicologico.
E' quindi un concetto che prevede un impegno totalmente diverso da quello che potrebbe esistere dall'assumere un farmaco.
Ne segue l'ovvia considerazione che il soggetto che va dal nutrizionista non può essere trattato alla stregua di un paziente che si reca dal medico.
Purtroppo molte volte ciò non avviene. Vuoi per la preparazione universitaria di alcune classi professionali, che tendono a disumanizzare (mi si passi il termine) la persona che hanno di fronte, vuoi per lo scarso interesse al risvolto psicologico di questo mestiere.
La dieta non è una medicina, la dieta non cura come farebbe una medicina. Lo scopo principale di una dieta è la prevenzione.
Un soggetto obeso al quale sia stato diagnosticato un esordio di diabete, prima di iniziare la terapia farmacologica, ha l'opportunità (data dal buonsenso oltre che dalle linee guida) di tentare la strada del trattamento nutrizionale. Dimagrendo, in molti casi, i valori glicemici rientrano nella normalità e la persona ha così evitato di dipendere per tutta la sua vita dai farmaci.
La dieta non lo ha curato dal diabete, ha avuto carattere di prevenzione.
Stessa cosa per un soggetto iperteso. Prima di iniziare il trattamento farmacologico, è opportuno tentare quello nutrizionale. In caso di successo, la dieta non lo ha curato dall'ipertensione, ha avuto carattere di prevenzione.
Prevenzione da cosa? Dall'instaurarsi della malattia, dall'uso vitalizio di farmaci.
E in un soggetto già malato e già sottoposto a trattamento farmacologico? In quel caso la dieta non è una sostituta delle medicine, è un aiuto utile ad implementare lo stato di salute, con tutte le conseguenze che questo comporta.
Ma la dieta non cura, casomai aiuta a guarire, ma non è un farmaco.
I casi sono infiniti, ma il concetto è sempre lo stesso, come sempre lo stesso è l'impegno di chi decide di sottoporsi al trattamento nutrizionale.
Il messaggio che vorrei lanciare, è semplicemente quello di diffidare da chi pretende di prescrivere una dieta come fosse un farmaco, senza tener conto delle esigenze del soggetto, o (per usare un termine caro agli intellettualoidi) senza valutare la compliance del paziente.