Si definisce sindrome metabolica l'associazione tra ridotta tolleranza al glucosio (o diabete mellito tipo II) ed insulino-resistenza con almeno altre due tra: Ipertensione arteriosa; ipertrigliceridemia; obesità centrale; microalbuminuria.
L'iperinsulinemia a digiuno è predittiva della comparsa di alterazioni riconducibili alla sindrome metabolica (e quindi dello sviluppo di fattori di rischio cardiovascolare). Inoltre, l'iperinsulinemia a digiuno e dopo carico orale di glucosio, di per sé è predittiva di patologia coronarica.
L'insulino-resistenza è una delle alterazioni fondamentali negli stati di ridotta tolleranza al glucosio e nel diabete mellito di tipo II. Si traduce in:
- Nel muscolo: ridotta utilizzazione di glucosio, riduzione della sintesi di glicogeno, riduzione dell'ossidazione glucidica;
- Nel tessuto adiposo: ridotta utilizzazione di glucosio, incremento della lipolisi e rilascio di lattato;
- Nel fegato: aumento della gluconeogenesi e della chetogenesi, aumento dell'estrazione di acidi grassi liberi e di substrati neoglucogenetici.
L'aumentato afflusso di acidi grassi liberi al fegato contribuisce all'esaltata produzione epatica di glucosio, la cui prima espressione è l'iperglicemia a digiuno.
D'altra parte, le aumentate concentrazioni di acidi grassi liberi e la loro incrementata ossidazione, si traducono nella ridotta utilizzazione di glucosio a livello del muscolo, con conseguente peggioramento dell'iperglicemia.
A loro volta, gli aumentati tassi ematici di glucosio tendono a ridurre la sensibilità tissutale all'insulina, attraverso la regolazione a valle di GLUT-4.
(per avere diabete tipo II è necessaria anche ridotta secrezione insulinica).
Negli individui affetti da sindrome metabolica, insulino-resistenza e iperinsulinemia coesistono.
Per individuare la sindrome metabolica, nell'anamnesi è importante rilevare:
- Familiarità per obesità. Diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, gotta, malattie cardiovascolari precoci;
- Peso dell'individuo alla nascita (basso peso = predittivo di diabete mellito di tipo II; macrosomia = predittivo di sindrome metabolica);
- Andamento del peso nell'infanzia e nel periodo puberale;
- Stile di vita.
Ovviamente, vanno indagati i correlati chimici della sindrome (alterata tolleranza ai carboidrati, diabete mellito tipo II, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo purinico e lipidico).
L'intervento prevede innanzitutto il minimizzare il rischio cardiovascolare, attraverso l'eliminazione di fattori di rischio (es. fumo). Bisognerà poi provvedere a normalizzare il metabolismo glicidico, purinico, lipidico e a normalizzare la pressione.
La riduzione ponderale si accompagna a miglioramento dell'insulino-resistenza.
In particolare, l'abolizione dell'alcool e la riduzione dei grassi animali è efficace sull'obesità centrale.
sabato 4 dicembre 2010
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